Svolta importane nel caso della madre e della figlia morte a Campobasso: le due donne sono state avvelenate con la ricina.
Colpo di scena nel caso della madre e della figlia morte a Campobasso. Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Una svolta pazzesca nella vicenda che apre a scenari di indagine inattesi ai quali gli investigatori, adesso, dovranno trovare delle risposte.

Madre e figlia morte: la scoperta
Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Secondo quanto si apprende, infatti, tracce del veleno sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero. Le due donne, tra il 24 e il 26 dicembre 2025, si erano rivolte più volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso accusando gravi malori.
Dopo essere state inizialmente dimesse, erano state ricoverate, ma morirono a poche ore di distanza l’una dall’altra. Riguardo al resto della famiglia, pure il marito della donna, Gianni Di Vita era stato ricoverato negli stessi giorni, ma si era successivamente ristabilito. La figlia maggiore, invece, non era stata presente alla cena familiare da cui è partito il tutto e non ha mai manifestato sintomi.
Le indagini: cosa sono state avvelenate
La scoperta in merito all’avvelenamento con la ricina apre a scenari che gli inquirenti non avevano ancora immaginato. Il lavoro degli investigatori sarà quello di individuare il responsabile dell’avvelenamento e le modalità con le quali questo è avvenuto. La casa delle vittime è ancora oggi sotto sequestro, Gianni Vita e sua figlia Sara – gli altri due componenti della famiglia delle vittime – vivono ora in un’altra abitazione.
Come riferito dal Corriere della Sera, le forze dell’ordine stanno mantenendo il massimo riserbo sulla vicenda e dovrebbero concentrare le indagini sui movimenti della madre e della figlia nella loro abitazione che, secondo chi indaga, dovrebbe essere il luogo dove sarebbe stato somministrato loro il veleno.